Terapia familiare

Intraprendere una terapia familiare significa lavorare con l’intero sistema famiglia per affrontare in modo congiunto una difficoltà o un comportamento problematico di uno o più individui.

Secondo l’approccio sistemico-relazionale, il disagio individuale è spesso sintomo di una difficoltà di adattamento a un compito evolutivo che la famiglia sta affrontando in una certa fase del suo ciclo vitale: l’individuo si fa, così, portavoce di una sofferenza relazionale inespressa condivisa dall’intero sistema.

L’approccio sistemico-relazionale consente di ridare un senso a quello che viene visto come un sintomo inspiegabile, collegandolo all’insieme di conoscenze, aspettative, miti e tradizioni di cui la famiglia si fa portavoce e che contribuisce, generazione dopo generazione, a consolidare e a modificare nel tempo.

Lavorare in terapia familiare significa, quindi:

  • individuare la funzione del sintomo nel sistema e modificare gli schemi interattivi e relazionali che lo mantengono attivo;
  • riflettere sulla storia della famiglia e su alcuni nodi significativi a livello trigenerazionale;
  • rimettere in discussione l’insieme di modelli e valori condivisi, alla ricerca di un nuovo adattamento più funzionale che rifletta sia il bisogno di appartenenza sia quello di individuazione e differenziazione di ogni suo membro.

La convocazione della famiglia in seduta si basa su un criterio di flessibilità, a seconda delle esigenze specifiche di ogni fase del lavoro terapeutico. Si potrà avere in stanza, quindi:

  • l’intero sistema familiare;
  • un sottosistema specifico (per esempio: il sottosistema genitoriale, quello fraterno…);
  • due o più membri del sistema (ad esempio: padre e figlio, madre e figlia, i genitori con il figlio…);
  • un solo membro della famiglia.

Ogni decisione viene motivata alla famiglia e raccordata agli obiettivi terapeutici concordati assieme.

Vuoi saperne di più? Contattami!